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Esami che noia!

Per fortuna c’è una cartina geografica lì, appesa sulla parete di fronte. La guardo spesso da dove sono qui seduta, parte del plotone di esecuzione di un ennesimo, lunghissimo esame di stato.

La guardo da lontano, ma appena posso mi alzo e vado ad osservarla da vicino vicino; è solo una carta dell’Europa, con un inizio di Africa e metà Asia, ma apre quella parete su un’altra dimensione. Di libertà, vacanza, di esplorazione. Starei ancora un pò a perdermi fra le coste, montagne, fiumi, città, … dove sono stata, dove andrò non appena terminati gli esami, dove vorrei un giorno andare, ma …

“Bene, passiamo all’inglese …”. Eccomi!, posto di blocco riguadagnato prontamente, altro candidato da torturare. Ritorniamo a Joyce, ai romantici, ai vittoriani, “Parlami del doppio in …”. E’ dura. Cinquantasei volte lo stesso rito, le stesse domande, le stesse risposte, “Che farai dopo? Università?”, la discussione sul voto, la catena di montaggio delle firme, altro candidato, si ricomincia, “Prendiamo un caffè, per favore!”

Noi della commissione, confesso, abbiamo tempo. Per studiarci, e immaginarci in una vita oltre questi esami. Oltre i sandalini con strass e i vestiti aderenti e un pò slabbrati, la T-shirt sbiadita o perfettamente stirata, la borsa di cuoio mal ricucita, la scarpa ginnica, i capelli arruffati e i libri precisamente allineati sul banco. Le nostre vite si incrociano per un pò, puntualmente alle 7.50 di ogni mattina di queste tre settimane tra giugno e luglio, per poi, forse, non intersecarsi più. Le nostre conversazioni, incursioni veloci nel privato, squarci su altri mondi, costruzioni possibili. “Quanti figli hai tu?”, “Dove te ne vai in vacanza?”

Al quarto colloquio della giornata puntualmente gli occhi mi si chiudono prepotentemente, e sono costretta ad alzarmi di nuovo. Breve passeggiata nell’aula e sono ancora di fronte alla carta geografica. Lì il tempo accelera come per magia, e mi porta via con sé.

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Esami che emozione!

Era tanto che non scrivevo su questo mio blog, una lunga pausa … una vita, e continuavo a rimandare il momento del ritorno al mio riflettere a voce alta, il congelare l’evento in poche, incisive righe, la ridefinizione di un attimo di vita, il suo stabilizzarsi in una forma da condividere.

E non ho ancora capito cos’è che ci spinge a scrivere di noi, a guardarci dall’esterno, e volerci rendere trasparenti. Quale stato d’animo induce questo impulso, è la felicità o il dolore? Non so, ma Alessandro mi ha oggi costretta a rompere un silenzio di 18 mesi. Il suo esame di stato, la sua malattia, la nostra consapevolezza dell’assenza di un futuro per lui, le lacrime di chi lo ha seguito per anni, e le lacrime di chi, come me, lo ha appena incontrato. Mi sono sorpresa a piangere.

Determinazione e tenacia in un corpo che si sta rapidamente consumando, gracile, leggero, instabile. L’affaticamento nella voce, la tensione negli occhi, le mani che non trovano pace. La commissione era emozionata quanto lui.

Mi hai detto che il tuo colore preferito è l’oro, e ne sono rimasta stupita; sarà forse per quella sua brillantezza e pienezza che ti sfuggono? Alessandro, hai ricordato alla vita del suo senso più autentico, quello che, stupidamente, troppo spesso ci sfugge.

Non dimenticherò mai come mi hai abbracciato.

 

 

 

Biscotti!!

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Levataccia più dura del solito ieri mattina. Colpa del ghiaccio. Di conseguenza, la leggera pausa del primo pomeriggio si è trasformata in una vera e propria dormita. E al risveglio un pensiero ben preciso: biscotti!!

L’idea si era già insinuata furtiva prima dell’improvviso sopore, sul tablet la pagina aperta di un interessante blog scoperto poco prima del crollo. The Minimalist Baker (in inglese) racconta di dolci vegani, e molto di più, che richiedono non più di 10 ingredienti, una scodella e al massimo 30 minuti di preparazione. Mi sono iscritta alla mailing list!

Dana la blogger, americana di Portland, Oregon, condivide la sua ricetta di ‘vegan biscotti perfection’, e spiega che in italiano biscotti vuol dire ‘cotti due volte’! Non ci avevo mai pensato!!

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Croccanti, profumati all’arancia, dolci al punto giusto, facili da fare e … irresistibili. Mentre scrivo sono già al terzo! (Ma che vado a fare in palestra? .. )

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Ingredienti

120 gr di burro di cocco, sciolto

140 gr di zucchero mascobado

100 gr di purea di zucca per amalgamare (io ho usato 2 mele grattugiate invece)

1 cucchiaino di vaniglia

300 gr di farina (io grano tenero tipo 2)

1 cucchiaino e 1/2 di polvere lievitante per dolci

1 pizzico di sale

1 cucchiaino di buccia d’arancia grattugiata

60 gr di mandorle tostate e tritate

100 gr di cioccolata fondente (optional)

Come si fa

Riscalda il forno a 180°. Sciogli il burro di cocco, aggiungi lo zucchero e sbatti bene. Aggiungi la zucca (o le mele) e la vaniglia e mescola bene. Aggiungi la farina, il lievito, il sale e la buccia d’arancia. Infine le mandorle.

Lavora la pasta con le mani umide e dividila in due parti uguali; inforna per 25/30 minuti, o finché leggermente dorate. Fai raffreddare e poi affetta con molta attenzione. Rimetti in forno per altri 20 minuti (dopo 10 minuti gira i biscotti).

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Una volta raffreddati, immergi una metà del biscotto nel cioccolato sciolto a bagnomaria; aiutati con un cucchiaino. Metti i biscotti ad asciugare su carta da forno (o in frigo per fare prima).

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Si conservano per 3/4 giorni in una scatola, in freezer per 1 mese. Ottimi con il tè.

Non senti già il profumo?

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La conosci la pasta matta?

Io l’ho scoperta grazie alla mia amica e blogger Rossella, occhiditerra.wordpress.com (anche supporto tecnico di questo mio blog :)), che anni fa contribuì ad un allegro pranzo in campagna con una leggerissima pizza di verdure.

Fu la scoperta della pasta matta. Leggera, friabile, senza lievito, veloce e di effetto. Dopo ricerche e tentativi, riusciti e non, ecco la mia ricetta!

150 gr di farina di grano tenero tipo 2

50 gr di semola di grano duro

4 cucchiai di olio evo

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2 cucchiaini di sale marino

Disporre la farina a fontana, aggiungere il sale, l’olio e acqua tiepida quanto basta. Impastare fino ad ottenere una consistenza liscia e morbida. Fare una palla, coprirla con della pellicola e far riposare per 30 minuti.

Stendere la pasta con un matterello fino a renderla molto sottile; l’impasto è morbido ed elastico e si lavora molto facilmente.

pasta-matta-per-strudel-foto-357x477Disporre una parte di pasta su una teglia da forno, farcire con verdure, ricoprire con la rimanente pasta e cuocere in forno a 200° per 45 minuti o finché sia dorata.

IMG-20160102-WA0003  IMG-20160102-WA0006

Per il ripieno: un cespo di scarola, olive taggiasche, uvetta, pinoli.

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Versare in una padella grande poco olio e uno spicchio d’aglio. Aggiungere la scarola cruda a pezzetti (lasciala croccante!) e a fine cottura unire olive, uvetta e pinoli.

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Questa l’ho impastata con un po’ di curcuma

Il bello di questa pasta è che, essendo matta!, può variare i suoi ingredienti, e il ripieno, a piacimento. Impastala con diverse farine (farro, kamut, …), con l’acqua frizzante, o con acqua e vino bianco, con la ricotta, aggiungendo un tritato di aromatiche (prezzemolo, o salvia, rosmarino, …), o la birra!

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Riempila con melanzane, pomodorini e formaggio, o carciofi, bietole, borragine e fave, …

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Puo’ anche essere utilizzata per lo strudel di mele …

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Mani in pasta allora!

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Compie oggi un quarto di secolo, ha due occhi da cerbiatto e lunghi boccoli morbidi

Buon compleanno Francesca!

Per l’occasione pranzo dai nonni, e non è una novità. Candele accese, sapori di casa, aria di famiglia. ‘Cosa hai preparato nonna?’ Ovvio che non mangeremo erbe e legumi come a casa!!

Questo il primo piatto: pasta fresca mollicata con bietole e peperoni cruschi.

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Il secondo: polpette di zucca e ceci. Così buone che ho chiesto a mia madre la ricetta, e così buone da piacere persino a mio figlio che le ha sbranate senza troppe cerimonie. Neanche il tempo di fotografarle! Un successo!

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Ecco come farle (purtroppo le dosi sono approssimative).

Polpette vegetariane di zucca e ceci

Mettere in padella la zucca a pezzetti con aglio, olio e rosmarino e far cuocere finché diventa morbida. Ridurla in purea con la forchetta. Frullare i ceci (il contenuto di 1 lattina di ceci già pronti),unire alla zucca e aggiungere 1 o 2 cucchiai di parmigiano, 1 uovo, pepe e del pane raffermo sbriciolato.

Il composto sarà piuttosto morbido quindi bisogna usare un cucchiaio per fare delle palline. Cospargere di semi di sesamo e infornare a 200° finché diventano dorate.

Una giornata di festa e di bellissime notizie.

Benvenuto 2016!!

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Chi bene inizia …

C’è chi ama svegliarsi con una tazzina di caffè bollente, persiane ancora chiuse per favore!, chi gradisce un raggio di sole come prima cosa, chi un certo pezzo di musica, o gli uccellini, un bacio, una parola. Iniziare bene la giornata è di vitale importanza. E io adoro riaprire gli occhi …

Non però con l’urlo di mia madre che annunciava le 7 e la colazione pronta in cucina, e neanche con uno squillo di telefono.Atelier-Le-petit-d-jeuner-541501organizzare-la-colazione-a-letto

Il mio risveglio ideale è un centrifugato!, preparato senza far troppo rumore e, sì, accompagnato da un fiore. Una volta era la spremuta d’arancia, ma il tempo a volte complica le cose …

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Sedano, finocchi (con un po’ della loro barba) e pera.

Un inizio rinfrescante con un leggero retrogusto di anice..

Quando qualcuno me lo porterà a letto sarà festa grande. Intanto canto ‘Un senso’ di Vasco Rossi sotto la doccia.

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Tortina arance e cioccolato

Forse non era il caso dopo tutti i panettoni, i torroni, i pandori, gli struffoli, il pan di zenzero e i mostaccioli, ma dovevo infornare qualcosa di dolce oggi.

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Non ho ancora capito cos’è che ci spinge a mettere sotto sopra una cucina; farina un po’ dappertutto, montagne di pentole e scodelle, bucce a non finire, unto dove meno te lo aspetti, … Non credo sia la fame, e non so se sia più la tristezza o l’allegria, il desiderio di creare o la necessità di non pensare, fatto sta che oggi pomeriggio non sono riuscita ad abbandonare la cucina prima di aver preparato il pane, un dolce e una pizza di verdura!!

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Ma veniamo al dolce. L’avevo già preparato per Natale ma volevo riprovarlo con le dovute correzioni. Come spesso succede, non ho creato niente, ho soltanto modificato alcune dosi e ingredienti. Il risultato è una tortina ideale per il tè o la colazione ma che, tagliata a strati e farcita con crema, diventa un ottimo dessert.

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Ingredienti

150 gr di farina di grano tenero tipo 2, 80 gr di zucchero mascobado, 3 cucchiai di amido di riso, 40 gr di olio evo dal sapore delicato, 1 uovo intero e 1 albume, 70 gr di cioccolato fondente al 70%, 1/2 bustina di lievito per dolci, 1 pizzico di sale, succo di 1 arancia grande, buccia di 1/2 arancia, cocco in scaglie

Come si fa

Sciogliere il cioccolato a bagnomaria. Montare le uova con lo zucchero. Versare nel vassoio della bilancia 3 cucchiai di amido di riso, poi aggiungere la farina fino ad arrivare a 150 grammi. Unire alla farina il lievito, poi l’olio, il cioccolato fuso, il succo d’arancia e la buccia tagliata a striscioline. Versare in uno stampo da budino unto e cosparso di cocco e cuocere a 180° per 30/40 minuti.

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Jingle bells the day after

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Che lo si voglia o no, ogni racconto contiene un po’ di finzione.

Ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale.

 

E’ andata in un soffio, brindisi, regali e panettoni. E riapro gli occhi all’improvviso il 25 mattina, lo stomaco un po’ pesante nonostante la cena molto light della vigilia (sarà stato il solo immaginare i cenoni normali?), con il pensiero della cucina che mi butta giù dal letto piuttosto bruscamente.

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Ma torniamo al 24. Alle 20.15, la tavola pronta per essere selvaggiamente aggredita, noi, tutti in ghingheri come da tradizione, cominciamo ad alternarci tra porta, citofono e cancello, “Ma’, metti un po’ di bella musica!”, “accendi queste altre candele, per cortesia?”, “dammi tutti questi pacchi, come siete eleganti!”. La festa è cominciata.

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Ma scorre e mi sfugge. L’antipasto, il primo, i secondi, i contorni, i formaggi, i dolci, “chi ne vuole ancora?”, “io non ce la faccio più, grazie”, “ma dove corriamo?, con calma, per favore!”. Mia madre, a questo punto un po’ meno affannata, continua a ripetere “questa volta è venuto tutto buono”, mio padre, sempre più zen, non si esprime (tanto per cambiare), anzi, reduce da una brutta influenza, è colto da sonno profondo già a metà serata, avvolto in sciarpe e scialli di pura alpaca, pericolosamente vicino alla stufa che, tra un sonnellino e l’altro, si ostina a gestire a modo suo. “Questa casa è un gelo!”

Sembra tutto uguale, anno dopo anno, ma ci inganniamo, e lo sappiamo. Mio figlio ha chiesto in regalo Anna Karenina, addirittura il libro e non il film!, a parte la solita ‘bustina’ ovviamente, e … utensili per la cucina, “tanto a luglio sono all’università!”. Devo mettermi in testa che è diventato grande anche lui.

Mia figlia, che da anni abita all’ultimo piano della Tour Eiffel :), trova sotto l’albero un cahier de coloriage che più adatto a lei non poteva essere: Parigi Parigi Parigi, gli angoli, le piazze, le brasserie, i tetti e gli artisti. Se trovasse il tempo e la calma di colorarne almeno una pagina saremmo tutti più contenti!

Ma chi veramente mi sorprende è il più piccolo dei nipoti, di anni 6, che alle ore 23.15, prende il padre per la mano, “Vieni con me, papi”, e lo conduce in camera da letto, proprio dietro la grande tenda che nasconde la montagna di regali, quelli che avremmo cercato di far arrivare sotto l’albero dopo aver spento le luci. Quest’anno non abbiamo avvistato nessuna slitta da dietro i vetri.

Il pranzo di Natale è addirittura più light del cenone del 24, ma si può?, e tra un piatto e l’altro, sulle note di Cheryl Porter ospite di Radio Capital, cerco di comporre mentalmente la mia mise del 31.

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Nel tardo pomeriggio, poi, per telefono la voce carica di preoccupazione di un’amica di lunga data, e i colori della vita improvvisamente si smorzano.

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Christmas!!

E’ puntuale ma ci coglie sempre di sorpresa. Molti adulti ne farebbero volentieri a meno, i bambini cominciano a desiderarlo dall’inizio del mese, i miei studenti, già rimpinzati di panettone e pandoro, felici mi augurano ‘Buon Natale, prof!’e si dileguano, mia madre cucina per il cenone già da quattro giorni, mio padre, imperturbabile monaco zen, si tiene lontano dal vortice, il portafogli si svuota a velocità triplicata, i figli organizzano feste chissà dove, io ho invitato tutti a casa, ma vorrei essere su una spiaggia ai tropici, senza jingle bells né slitte volanti, cinepanettoni e piatti da lavare.

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Intanto ho la tavola della vigilia (cioè domani sera!) da preparare, e non è cosa da poco.

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La preziosa tovaglia della nonna va stirata, con tutti quei pizzi!, i piatti del servizio, quello buono, risciacquati, divisi per portate, le posate, quelle belle, riprese dalle custodie, insieme ai bicchieri, quelli grandi che non vanno in lavastoviglie e saranno tutti lì il 25 mattina. Ad aspettare proprio me!

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E poi candele, candele un po’ ovunque, perché l’atmosfera è di importanza vitale, quasi più del cibo. Che comunque farà la sua parte, anche se non proprio nei modi tradizionali.

Ed eccoci al menu, semplice e, ovviamente, molto molto light.

Cenone del 24 dicembre 2015

salmone selvaggio con quadrotti di gateau di patate, polpette di zucchine e insalata di finocchi, pistacchi e limoni condita con miele

lasagne con zucchine e funghi

crocchette di baccalà con contorno di carciofi saltati

insalata di gamberi e rucola

formaggi locali con gelatine varie e insalata di ananas e melagrana

panettone artigianale alle noci farcito con crema e cioccolato

fichi ricoperti di cioccolato

Tutto rigorosamente fatto in casa, anche il pane.

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I bambini saranno stanchi di aspettare Babbo Natale già molto prima della mezzanotte e insceneremo il suo arrivo con tanto di campanelli e gridolini di emozione. Al riaccendersi delle luci, una montagna di pacchi. E anche se quasi tutti sappiamo che erano nascosti nell’armadio, ci brillano gli occhi per la sorpresa.

Non rimane che brindare e scambiarci gli auguri. Buon Natale!

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Numeri da brivido

25 novembre, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.

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Perché?

  • Nel mondo 1 donna su 3 ha subito violenza fisica o sessuale … nella maggior parte dei casi da parte del compagno.
  • il 35% delle donne nel mondo subisce una forma di violenza fisica e/o sessuale nella loro vita; in alcuni paesi il rapporto è 7 su 10.
  • 133 milioni di ragazze e donne hanno subito una mutilazione genitale nei 29 paesi dell’Africa e del Medio Oriente dove questa pratica pericolosa è molto comune
  • Nel mondo più di 700 milioni di donne oggi viventi si sono sposate da bambine, di cui 250 milioni prima dei 15 anni. Le ragazze che si sposano prima dei 18 anni è meno probabile che finiscano gli studi ed è più probabile che subiscano violenza domestica e complicazioni durante il parto.
  • Le conseguenze della violenza sulle donne durano per generazioni.

 

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  • La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani.
  • La violenza contro le donne è una conseguenza della discriminazione contro le donne.
  • La violenza contro le donne impedisce il progresso e la pace.
  • La violenza contro le donne NON è inevitabile.
  • La violenza contro le donne continua ad essere una pandemia globale. Fonte: Nazioni Unite

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Tutto questo non succede solo dall’altra parte del mondo.